Lunedì, 06 Set, 2010
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Sicilia Sconociuta PDF Stampa E-mail

Può capitare che stranieri e italiani di altre regioni, dopo aver visitato la Sicilia, continuino ad averne un’idea assoggettata al luogo comune: sole, mare, cielo azzurro. Ed è comprensibile perché si può andare in Sicilia e non vederla; o, meglio, vederla così come appare “confezionata” nei dèpliants turistici. Prendiamo il mare, in mezzo al quale sta la Sicilia, ma al quale i siciliani hanno sempre voltato le spalle. Soltanto negli ultimi anni (dal dopoguerra in poi) i siciliani possono dire di conoscere il mare, di servirsene per le loro vacanze, di navigarne. Mio padre nacque in un paesino ad una ventina di chilometri dalla costa, eppure sino ai vent’anni del mare ebbe un’idea vaga, legata più che altro al mito omerico. Ci vuol poco a verificare quanto la Sicilia sia “distante” dal mare: basta internarsi da un punto qualsiasi dei suoi 1039 chilometri di costa. Già il passaggio dal litorale all’interno è un viaggio nell’ “altra Sicilia”, in una terra che nulla ha a che vedere con le stereotipate immagini pubblicitarie. Alla Sicilia, forse più che a ogni altra regione italiana, si può adattare l’appellativo di sconosciuta; sconosciuta ai suoi stessi abitanti, che tutto sanno del luogo in cui sono nati e vivono, e poco o niente sanno di altri luoghi, di altre province. Il siciliano, sempre pronto a partire, è avvezzo più ai lunghi viaggi, al Nord Italia o all’estero, che a spostarsi da una città all’altra della Sicilia. Il palermitano dovendo andare, poniamo, a Catania si preoccupa di quel viaggio più che se dovesse andare a Roma o a Milano. E provate a chiedere quanti parenti e amici ha un palermitano a Catania ( e un catanese con Palermo): scoprirete che un palermitano ha scarsissimi legami con Catania ( e un catanese con Palermo), ma che molti, palermitani e catanesi, ne hanno con Roma, con Milano e con paesi e città dei continenti in cui la diaspora siciliana ha trovato sfogo. La Sicilia è un sistema di isole contenute in un’isola. Lo spiega Leonardo Sciascia a proposito della “sua” Racalmuto: “l’isola-vallo (i tre valli in cui la divisero gli arabi) dentro l’isola-Sicilia, l’isola-provincia dentro l’isola-vallo, l’isola-paese dentro l’isola-provincia, l’isola-famiglia dentro l’isola-paese, l’isola-individuo dentro l’isola-famiglia…” Muovendosi tra queste tante isole s’incontrano le diverse Sicilie, quella sorprendente varietà di razze umane, di culture e di paesaggi che fanno della Sicilia un continente solo in parte esplorato ”. (“Sicilia Sconosciuta”, Matteo Collura) Fra queste “diverse Sicilie” in una zona interna della Sicilia, tra i lussureggianti boschi dei Nebrodi, nell’entroterra Messinese, sulla sommità di una collina a circa 600 m dal livello del mare sorge San Salvatore di Fitalia

testo Marilena